Suicidio assistito in Piemonte: almeno tre richieste dal 2020. Senza risposta prima del decesso
L’Associazione Luca Coscioni denuncia i ritardi delle Asl e l’assenza di una legge: “Così si nega il diritto a una morte consapevole. Fino al 13 aprile mobilitazione in tutta Italia”
TORINO – Secondo l’indagine condotta dall’Associazione Luca Coscioni, dal 2020 a oggi almeno tre richieste di suicidio assistito sono state presentate in Piemonte. Tutte le persone coinvolte sono decedute prima di ottenere una risposta definitiva dalle aziende sanitarie. Un dato grave, che emerge nell’ambito di un’indagine nazionale avviata con accesso agli atti presso tutte le Regioni. Questo, a seguito della storica sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale (caso Cappato-Dj Fabo), che ha reso legale la morte volontaria assistita in Italia a determinate condizioni.
Delle 20 Regioni italiane, solo 11 (tra cui il Piemonte) hanno fornito una risposta, spesso parziale o priva di dettagli. I dati raccolti evidenziano 51 richieste a livello nazionale, con esiti diversi: alcune approvate, altre rigettate, molte ancora in corso. Ma in Piemonte, su tre casi noti, nessuno è giunto a conclusione in tempo utile per i richiedenti. Le Asl non hanno fornito ulteriori elementi utili a chiarire le motivazioni di tale stallo.
Gallo e Cappato: “Una legge ferma per pregiudizio politico”
“La Regione Piemonte – dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria e tesoriere dell’Associazione – ha ricevuto 11.000 firme a sostegno della proposta di legge sul fine vita, ritenuta ammissibile. Tuttavia, la discussione è stata bloccata in Consiglio regionale per una pregiudiziale di costituzionalità, strumentale e politica. Intanto, le persone che chiedevano libertà e rispetto in un momento difficile sono morte nel silenzio istituzionale”.
L’Associazione ha lanciato una mobilitazione nazionale fino al 13 aprile, con eventi informativi in tutta Italia. In Piemonte saranno allestiti banchetti in molte città per sensibilizzare sul diritto al fine vita e promuovere la mappa aggiornata delle richieste. È attivo anche il Numero Bianco 0699313409, coordinato da Valeria Imbrogno, compagna di Dj Fabo, per offrire supporto e informazione ai cittadini.
“La lentezza e il silenzio delle istituzioni – conclude l’Associazione – negano concretamente l’accesso a un diritto riconosciuto dalla Corte. Senza una legge chiara e tempi certi, il suicidio assistito in Italia resta un diritto solo sulla carta”.