Società
Il racconto
Una mattinata qualunque in viale della Repubblica, tra scambi sospetti, un'auto della Polizia, una telecamera. E ragazzi che sembrano api in un alveare
10 Ottobre 2026
ore
08:03
ALESSANDRIA - Ho uno spacciatore a dieci metri da me. Forse più di uno, ma uno senz'altro. Non l'ho capito subito. D'altronde sono qui, ai giardini della stazione, in attesa di una persona con cui ho un appuntamento, e sono pure concentrato su un quotidiano che mi spiega nei dettagli la nuova legge elettorale. Io leggo, lui spaccia. Lo intuisco all'arrivo di un tizio, che potrebbe avere 40 anni ma anche 60 e che non pare il ritratto della salute. Si stringono la mano. Scorgo che qualcosa passa da uno all'altro, mentre sono impegnato a capire perché Conte ce l'ha su con la Meloni, mentre un deputato di Fratelli d'Italia certifica che voteremo, non si sa quando, con la legge elettorale più bella del mondo. Quel che accade davanti ai miei occhi mi pare decisamente più interessante (e preoccupante) di ciò che è accaduto il giorno prima a Montecitorio. Dunque, continuo a indugiare sul quotidiano, ma lo faccio con gli occhi di chi, anziché leggere il giornale, sul giornale ci scrive. Intanto: sono in viale della Repubblica . Pochi taxi, poche auto, poca gente. Perfino poco sole, anche se la tarda mattinata sta per intiepidirsi. È venerdì. Mezzogiorno è passato da poco e l'amico che aspetto non arriva perché i treni, si sa... Ma non è questo il problema, adesso. Adesso mi devo concentrare su quel ragazzo alto e magro, piuttosto dinoccolato, capelli lunghi sul collo, cappellino con visiera all'indietro. A sensazione, ha meno di trent'anni e mi sembra originario del Maghreb, come gli altri ragazzi (5 o 6) che gli stanno intorno. Si muovono tutti assieme come api in un alveare . Poiché non ho esperienze di spaccio (manco fumo, figuriamoci), non saprei dire se quella danza disorganizzata abbia un senso oppure no. Facciamo che no, ma intanto quelli stanno lì, nella porzione di verde e alberi davanti alla Posta, dove il giardino con i suoi arredi non sembra esattamente un parco divertimenti. Per come, almeno, s'intende il divertimento infantile. Arriva un'auto della Polizia, perché da qualche settimana - sappiamo - la zona è più controllata . Dopo una ronda di 30 secondi, tempo utile per passare da un lato all'altro (ovvero dalla circonvallazione a viale della Repubblica), gli agenti, mai scesi dalla vettura, se ne vanno. Non hanno dissuaso nessuno. Tant'è che, poco dopo, quella specie di danza continua. L'uomo che non pare il ritratto della salute si è allontanato. Lo vedo dall'altra parte di viale della Repubblica. Ha un sacchetto del supermercato con dentro la frutta. Non passa molto e arriva un altro uomo, con un'auto rossa. Parcheggia, scende. Il «piuttosto dinoccolato» gli va incontro. Saluti, abbracci. Una stretta di mano. Quello sceso dall'utilitaria gli dà una banconota, cosa riceva in cambio non lo so, ammesso che riceva . Se fosse, sarebbe poca roba, poiché - come mi sembra - la banconota in questione è di dieci euro. Il tourbillon dei ragazzi continua. Una danza che, ai più, sembra inspiegabile. Io rientro fra i più. Alzo gli occhi: su di me c'è ...