Crisi Expo Inox: l’IC Borsellino in aiuto con la “Charity”
La scuola valenzana in prima linea per sostenere i 38 lavoratori a rischio licenziamento di Spinetta Marengo
VALENZA – L’Istituto Comprensivo “Paolo e Rita Borsellino” interviene con un gesto concreto nella vicenda della crisi della Expo Inox di Spinetta Marengo e il rischio di 38 licenziamenti. Una presa di posizione netta, quella del dirigente scolastico Maurizio Primo Carandini, che ha attivato l’iniziativa “Charity – Nessun Dorma” a sostegno delle famiglie colpite.
L’impegno della scuola
«La scuola non può restare indifferente – ha dichiarato il dirigente – perché è il luogo dove si educa alla cittadinanza attiva e alla solidarietà. È il luogo del “mi interessa”, non del “me ne frego”». Un messaggio che parte dalla consapevolezza del ruolo educativo dell’istituzione scolastica, chiamata non solo a istruire ma a formare coscienze critiche e attente ai temi del lavoro, della legalità, dell’uguaglianza.
Una risposta alle emergenze
La scuola non è nuova a questo tipo di iniziative: in passato si è mobilitata per la crisi Cerutti, per le alluvioni in Emilia-Romagna, e per altre emergenze che hanno toccato la società italiana e internazionale. Ora l’attenzione è tutta rivolta agli operai dell’Expo Inox, 38 famiglie che rischiano di perdere la sicurezza del proprio reddito.
Charity – Nessun Dorma: l’azione concreta
La scuola ha annunciato un primo contributo di 1.000 euro, accompagnato da un appello al territorio per una sottoscrizione collettiva. A breve verrà reso pubblico l’IBAN per aderire. Inoltre, l’Istituto ha manifestato la propria disponibilità ad attivare tavoli di lavoro con le agenzie formative del territorio, per favorire percorsi di riconversione professionale per i lavoratori coinvolti.
Educare alla solidarietà
Il messaggio è chiaro: “Nessun dorma” non è solo un nome evocativo, ma un imperativo morale. Restare svegli, attenti al presente, pronti ad agire anche con piccoli gesti, affinché la solidarietà diventi prassi educativa e civica.
«Lo facciamo per i nostri studenti – ha aggiunto il dirigente – perché dobbiamo poter rispondere ai loro sguardi impauriti quando il lavoro dei genitori è a rischio. E dobbiamo insegnare loro che si può e si deve fare qualcosa.»