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La Corte d'Assise di Alessandria conclude il processo per la sparatoria del 5 giugno 1975: l'ex brigatista Lauro Azzolini è stato condannato a sei anni di reclusione, mentre per Renato Curcio e Mario Moretti è stata dichiarata la prescrizione dopo la riqualificazione del reato
7 Luglio 2026
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18:53
ALESSANDRIA - Si è chiuso poco dopo le 17 di oggi, a oltre mezzo secolo dai fatti, il procedimento giudiziario sulla sparatoria della Cascina Spiotta, nelle campagne dell'Acquese, uno degli episodi più significativi degli anni di piombo. La Corte d'Assise di Alessandria ha condannato l'ex brigatista Lauro Azzolini a sei anni di reclusione per i fatti del 5 giugno 1975. Quel giorno, durante il blitz dei carabinieri per liberare l'imprenditore Vittorio Gancia, rapito il giorno precedente dalle Brigate Rosse, perse la vita l'appuntato Giovanni D'Alfonso. La pena inflitta ad Azzolini sarà eseguita in continuazione con quella già pronunciata nei suoi confronti dalla Corte d'Assise di Roma il 24 gennaio 1983 (irrevocabile il 14 novembre 1985), nell'ambito del processo per il sequestro di Aldo Moro e la strage di via Fani. Esito diverso per gli altri due imputati, Renato Curcio e Mario Moretti. Per entrambi i giudici hanno dichiarato l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione , dopo aver riqualificato l'accusa in una diversa fattispecie rispetto a quella contestata inizialmente dalla Procura di Torino. La nuova qualificazione giuridica ha infatti fatto venir meno la perseguibilità del reato per il decorso dei termini previsti dalla legge. Bisognerà attendere 90 giorni per conoscere le motivazioni della sentenza, letta dal presidente della Corte d'Assise Paolo Bargero . Le parole del figlio di D'Alfonso In aula, seduta dietro la pubblica accusa, e accanto ai loro legali, c'era la famiglia di Giovanni D'Alfonso. L'appuntato morto durante la liberazione dell'imprenditore Vallarino Gancia tenuto ostaggio proprio nella cascina isolata sulle colline dell'Acquese, ad Arzello di Melazzo. Bruno d'Alfonso, figlio del carabiniere ucciso, insieme al suo legale, Sergio Favretto, ha avuto un ruolo determinante nell'inchiesta che ha portato al processo. https://youtu.be/ZcY9dKRRflw "Sono soddisfatto - spiega Bruno, il figlio della vittima - perché si è arrivati all'epilogo di questa storia. Comunque è emersa questa responsabilità dell'autore del reato di mio padre. E' qualcosa che cercavo che alla fine è arrivata. come è arrivata.... L'importante è che sia emersa la giustizia con la sua legittimità. Sia stato messo un sigillo a questa storia". https://youtu.be/Hd9dxYcWFG4 La storia di quei drammatici giorni All’alba del 4 giugno 1975 le Brigate Rosse compiono un salto di qualità nella loro strategia criminale. A finire nelle mani di un nucleo armato dell’organizzazione è Vittorio Vallarino Gancia , erede della storica casa vinicola piemontese, rapito con l’obiettivo di ottenere un riscatto destinato a finanziare la lotta armata. Il sequestro dura poco più di ventiquattr’ore, ma si conclude in modo drammatico: il 5 giugno, nella cascina Spiotta d’Arzello di Melazzo, un conflitto a fuoco tra brigatisti e carabinieri provoca la morte dell’appuntato Giovanni D’Alfonso e di Margherita Cagol , moglie di Renato Curcio. L’ostaggio viene liberato illeso, ma quel...