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Secondo l'Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti i dati della Fondazione Gimbe confermano una crisi strutturale del personale sanitario. L'associazione chiede più investimenti nel Ssn e una maggiore integrazione tra pubblico e privato per garantire la sostenibilità del sistema
13 Luglio 2026
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20:00
ROMA - Sanità, AISI: "I dati Gimbe confermano una crisi strutturale, serve integrazione tra pubblico e privato". I dati presentati dalla Fondazione Gimbe sul progressivo depauperamento del capitale umano del Servizio sanitario nazionale confermano una crisi che il settore denuncia da anni. È la posizione di AISI (Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti), secondo cui non è più in discussione soltanto l'aspetto economico, ma la sostenibilità dell'intero sistema sanitario italiano. L'associazione richiama i numeri illustrati da Gimbe: oltre 33 miliardi di euro sottratti alla spesa per il personale tra il 2012 e il 2024, più di 90 mila medici oggi attivi al di fuori del Servizio sanitario nazionale, una carenza di 5.700 medici di medicina generale, il calo di attrattività della professione infermieristica e il ricorso ai cosiddetti medici "gettonisti" per oltre un miliardo di euro nel biennio 2024-2025. Le competenze disponibili «I dati Gimbe confermano ciò che le imprese sanitarie vivono quotidianamente», afferma la presidente di AISI, Karin Saccomanno. «Il tema non è scegliere tra sanità pubblica e sanità privata. La vera sfida è costruire un sistema capace di mettere in rete tutte le competenze disponibili. Il pubblico va rafforzato con investimenti strutturali, perché rappresenta il pilastro dell'universalità delle cure. Ma allo stesso tempo il privato accreditato e puro non può più essere considerato un soggetto da tollerare o, peggio, da demonizzare: è una componente essenziale del sistema sanitario nazionale». Secondo AISI, la crescita del comparto privato non nasce da una contrapposizione con il servizio pubblico, ma dall'aumento della domanda di salute. L'associazione ricorda che nel 2024 la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie ha raggiunto i 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria complessiva, mentre i 34 principali operatori sanitari privati italiani hanno registrato circa 12 miliardi di euro di ricavi. Per il direttore generale Giovanni Onesti questi dati « non raccontano la vittoria del privato sul pubblico , ma il bisogno crescente di salute espresso dai cittadini». Secondo Onesti, il ricorso alle strutture private da parte di milioni di italiani dimostra la ricerca di prestazioni tempestive, qualità organizzativa e percorsi assistenziali efficienti e dovrebbe spingere la politica a favorire una reale integrazione tra i due sistemi. Per AISI la questione centrale resta comunque quella delle risorse umane. «La carenza di professionisti riguarda tutti», sottolinea il segretario generale Fabio Vivaldi. «Le imprese sanitarie del privato affrontano ogni giorno le stesse difficoltà nel reperire medici, infermieri, tecnici sanitari e personale altamente qualificato. La competizione sul personale non produce benefici per nessuno. Occorre invece aumentare il numero dei professionisti disponibili, migliorare le condizioni di lavoro, investire nella formazione continua e rendere attrattiva l'intera sanità it...