Cultura & Spettacoli
Il caso letterario
Il romanzo di Antonello Zaccone racconta un'accusa di stregoneria nel Monferrato del Trecento
2 Maggio 2026
ore
17:00
ALESSANDRIA - Nel Medioevo la paura non è soltanto un’emozione collettiva, ma uno strumento: serve a governare, a delimitare appartenenze, a stabilire chi debba essere difeso e chi invece esposto, isolato, trasformato in colpevole. È proprio da questa dinamica, antica e inquietante, che prende forma "Prophetia silvae. Il processo" di Antonello Paolo Zaccone, pubblicato da Gruppo Albatros Il Filo . Il romanzo sceglie il Monferrato del XIV secolo come teatro di una vicenda che va oltre il semplice racconto inquisitoriale. Fin dalle prime pagine è evidente l’ambizione dell’impianto narrativo: la storia si apre nel presente, a Ricaldone, con il ritrovamento di un manoscritto nel convento dei Cappuccini di Cassine . Da qui si attiva un movimento a ritroso che conduce il lettore nel 1334 , durante l’Avvento, seguendo un processo per eresia e stregoneria. Questa cornice contemporanea non è un semplice espediente, ma suggerisce che le paure che animano il passato continuano a riaffiorare, e che la memoria – reale o costruita – resta uno strumento vivo. Il processo si sviluppa nell’arco di pochi giorni, dalla seconda settimana d’Avvento fino agli sviluppi successivi che conducono al 1335. La scansione dei capitoli secondo le ore liturgiche monastiche conferisce al racconto un ritmo preciso, quasi cerimoniale, che accompagna il lettore dentro una dimensione di attesa e giudizio. Questa struttura rigorosa contribuisce a dare unità a una materia narrativa complessa. Fulcro simbolico del romanzo è il bosco Ma il vero fulcro simbolico del romanzo non è il tribunale. È il bosco. Il Boscum Communis, oggi Bosco delle Sorti (situazto tra i comuni dell'Alto Monferrato alessandrino e astigiano), emerge come una presenza viva, carica di significati: luogo naturale, certo, ma anche spazio di memorie arcaiche, di rituali sopravvissuti, di saperi alternativi – spesso femminili – guardati con sospetto dall’autorità religiosa e utilizzati con ambiguità dal potere politico. Intorno a questo spazio si dispongono borghi, pievi, castelli e vie di comunicazione, componendo una geografia concreta e riconoscibile. All’interno di questo scenario si muovono tre figure centrali. Iacopo Bellingeri , domenicano incaricato del processo, è un personaggio attraversato da contraddizioni: uomo di fede, ma segnato da un passato irregolare, diviso tra disciplina e memoria del disordine. Freja , la donna accusata, non è ridotta a vittima passiva: il romanzo le attribuisce una dimensione spirituale autonoma, legata al bosco e a una conoscenza altra. Gregorio Guasco , castellano, rappresenta invece la logica politica: non un fanatico, ma un uomo attento agli equilibri e alla stabilità. Attraverso queste tre figure, Zaccone costruisce un confronto tra diverse concezioni di verità e potere. Il processo diventa così solo la superficie visibile di tensioni più profonde: conflitti tra autorità ecclesiastica e potere laico, tra diritto religioso e civile, tra necessità politica e paura popolare. L’...